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1.Partenza

  • Immagine del redattore: Mirko Trevisan
    Mirko Trevisan
  • 28 ott 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 15 feb 2021

Guardai il cielo e una stella cadde.

Non so dove, come non so dove vivi tu.

«Piacere, Leonardo.»

Mi ricordo molto bene quella sera quando, seduto al bancone del bar, ti avvicinasti a me, con quel fare imbarazzato.

In quel momento, non potevo ancora immaginare quanto saresti diventato importante per me, non potevo capire che tu avresti fatto riemergere gli uomini silenziosi della mia vita.

La tua voce era tremante e quando dicesti il tuo nome, tutto cominciò senza che io me ne rendessi conto. Com’è potuto accadere? Io e te, esplosione cosmica.

Mi ero appena trasferito in un piccolo paese in provincia di Udine, famoso per il suo prosciutto.

Dopo essere nato e cresciuto in Brianza, infatti, sentivo il bisogno di cambiare aria e non solo per l’inquinamento.

Ero arrivato in un punto in cui il mio lavoro non mi dava più gratificazioni. Leggere tutti quei curriculum, incontrare persone di cui non me ne importava nulla e trovare un lavoro per loro, non mi dava più quella sensazione di soddisfacimento.

Avevo perso tutti i miei sogni di quando ero ragazzo e dopo quattro anni passati a svolgere colloqui, non avevo ricevuto ancora nessuna possibilità di crescita: non bastava raggiungere gli obiettivi aziendali, crescere e far conoscere la nostra agenzia. Ero diventato talmente indispensabile, che la direzione sembrava preferire tenermi in quelle quattro mura, piuttosto che offrirmi una posizione migliore. E di possibilità, almeno così mi era giunto all’orecchio, ce n’erano state e non poche.

Decisi, dunque, di cambiare aria, di trasferirmi. Non avevo più alcun legame nel posto in cui abitavo, ormai ero completamente disinteressato alla vita degli altri, tanto da rimanere da solo.

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«Zeno, piacere.»

Dovetti trattenere un sorriso per quel tuo nome buffo, non l’avevo mai sentito. Il tuo sorriso, me lo ricordo eccome. Fu un mio amico a spingermi verso di te, io non ne avrei mai avuto il coraggio e devo ammetterti che un calice di vino bianco mi diede una mano.

Ricordo ancora quando ordinasti un Gin Tonic, chiedendo un gin particolare, che solo tu potevi conoscere. L’avevi chiesto con una delicata gentilezza che confermò ciò che in fondo già pensavo di sapere: volevo passare il resto della mia vita con te.

Ma come siamo arrivati fino a questo punto? Io e te, costellazione pericolosa.

In quel periodo lavoravo vicino a Roma, in un’azienda metalmeccanica. Mi occupavo di gestire il personale: formazione, selezione, orari e altre cose. Al mio fianco, ero riuscito a costruire un bel team di collaboratori e per questo posso dire che in quel periodo la mia carriera stava andando a gonfie vele.

Anche il mio corpo stava cambiando. Avevo cominciato ad andare in palestra, perché avevo deciso di non trascurarmi più. Sono sempre stato il nerd di turno e ultimamente avevo deciso di dedicarmi a me stesso. Poi è arrivata la chiamata del direttore.

«Leonardo, il Consiglio ha chiesto il tuo trasferimento»

«E dove devo andare a finire, questa volta?»

«In provincia di Udine» fu la risposta.

Io avevo sempre considerato il Friuli come il Molise: esiste davvero?

Il direttore mi disse che avevano scelto me, perché dovevano aprire un nuovo stabilimento e gli serviva qualcuno con la mia esperienza, per dirigere i lavori di formazione e di ricerca di nuovo personale.

Sentivo il bisogno di credere in qualcosa di nuovo e questa fu l’occasione che stavo aspettando. Un sogno si stava realizzando e pensai che magari mi sarei ritrovato in un luogo migliore di quello in cui sono ora.

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