top of page

13. Reazione

  • Immagine del redattore: Mirko Trevisan
    Mirko Trevisan
  • 19 feb 2021
  • Tempo di lettura: 7 min

Le emozioni sono imprevedibili, ma non come le nostre reazioni ad esse. Quelle sono davvero travolgenti.


Era bloccato. Non sapevo come rispondere a quelle parole. Dentro di me era come vivere un’apocalisse di emozioni. Non riuscivo a decifrare tutto quel marasma. Davvero provavi un sentimento così forte nei miei confronti?

La verità era che non potevo permettermi di perderti, ma allo stesso tempo non sapevo cosa dire.

Per quello rimasi in silenzio, fissando le tue iridi chiare. Non riuscivano a rimanere immobili, erano come elettrizzate, eccitate, impazienti di ricevere una mia risposta.

Mi voltai dall’altra parte del letto, dandoti le spalle.

Le lacrime stavano nascendo, ma non potevo peggiorare la situazione. E poco dopo sentii le tue braccia avvolgermi e in quel momento capii.

«Ti amo anch’io, Leo.»


Lorenzo, l’ultimo uomo silenzioso.

Come avrai capito, Leo, per me alla base dei rapporti umani esiste una cosa molto semplice e spesso data per scontata: la fiducia. Ma è anche per quello che mi è successo che sono arrivato a non fidarmi più di nessuno.

Lorenzo è arrivato proprio nel momento in cui io credevo di aver toccato veramente il fondo, dopo l’ennesima scopata che non aveva portato a niente. Ovviamente.

Il nostro rapporto cominciò ad intensificarsi. Dopo diverse uscite, avevo ottenuto il suo numero, perché ero stato aggiunto al loro gruppo su WhatsApp. Non mi ricordo bene come finimmo a sentirci tutti i giorni. Oramai il sole d’estate era in pieno splendore e le vacanze erano alle porte.

Quell’anno dovevo iniziare l’università e così avevamo deciso di non andare in vacanza, per risparmiare. Lorenzo, invece, lavorava in un piccolo bar, per permettersi gli studi.

Era la fine di agosto e visto che non saremmo andati al mare, mia mamma e mia sorella avevano deciso di raggiungere mio zio in Friuli. L’idea non mi piaceva per nulla, così sono rimasto a casa da solo, ho pensato che sarebbe stato un ottimo modo per riprendermi e starmene per i fatti miei.

Inutile dire che quelle due settimane le passai con Lorenzo, ma una cosa potrebbe sorprenderti Leo: non lo invitai a casa mia e non accadde nulla tra noi. Quando decidevamo di vederci era sempre in gruppo, ma siccome io non avevo la macchina, lui mi veniva a prendere. Al ritorno, parcheggiava, spegneva la macchina e restavamo fino a tardi a parlare, fumando mille sigarette. Era come se non riuscissimo a fermarci. Parlare, ascoltarci, ma la cosa assurda era che affrontavamo ogni tipo di argomento: della politica, dei film, dei libri, ma non di noi due. Anzi, lui continuava a ribadirmi di essere etero, anche se una sera volle sapere tutto di me, senza per forza scendere nei dettagli più intimi.

E ogni volta che usciva un nome dei miei uomini silenziosi, mi sorprendevo a vederlo ancora al mio fianco, come amico intendo.

Dentro di me, qualcosa si accese, ero arrivato anche a smettere di cercare persone su altre app. Era come se quell’amore platonico mi bastasse. Mi importava solamente stare con lui.

Presi una decisione e cominciai ad indagare, ma tutti i suoi amici, curiosi anche loro di saperne di più sul nostro rapporto, mi confessarono che non avevano idee sul suo orientamento sessuale. Una ragazza c’era stata, ma è stato qualcosa di poco conto, almeno sentendo la loro campana. Spinto dalla mia voglia di capire cosa stesse accadendo, agii di impulso. Volevo capire, avevo sete e lui mi nutriva con una bevanda che non mi dissetava.

Una sera eravamo al solito posto e avevamo appena concluso la quinta sigaretta forse. Eravamo stati da soli tutto il tempo, perché quasi tutti erano andati in vacanza.

«Te l’ho detto, sono etero e se questo rapporto ti fa star male, forse dovremmo smettere di vederci.»

Ma dopo quelle parole, qualcosa cambiò.

Arrivò settembre, mi iscrissi all’università, che sarebbe iniziata il primo di ottobre. Avevo un mese in cui potevo godermi la vita, in cui potevo godermi Lorenzo. Solo che settembre è anche il mese dell’ultima sessione e sapevo che lui doveva studiare, ma nonostante tutto trovava sempre del tempo per stare con me, riuscendo ad ottenere degli ottimi risultati.

E più passava il tempo, più io non capivo nulla. Era come nuotare in mezzo al mare, senza paura delle onde. Mi lasciavo trascinare dalla corrente, rimanendo in attesa. E come il mare, Lorenzo mi trasmetteva quella calma necessaria per affrontare la mia nuova avventura universitaria.

Ero eccitato, non vedevo l’ora di conoscere nuove persone, sapevo che non sarebbe stato facile, ma non sono qui a parlare di questo.

Voglio raccontarti di come Lorenzo, con tutta la sua pazienza infinita, mi ascoltava, mi accoglieva, rimanendo completamente a mia disposizione. Non avevo dubbi, se avessi voluto avere un fidanzato, doveva essere come lui.

Il problema era che non riuscivo a staccarmi. Non era dipendenza la nostra, credo, forse solo una forma d’amore diversa.

Non si sbilanciava mai, non mostrava in alcun modo il suo affetto nei miei confronti, sempre distaccato ma coinvolto, era questa la sua straordinaria capacità. E io andavo d’accordo con lui, come mai nessuno prima. Non ci stavamo innamorando dei nostri corpi, ma delle nostre menti, della nostre anime.

Il freddo cominciò ad arrivare e le nostre serate al parcheggio cominciarono ad essere più brevi.

Una volta eravamo seduti sopra ad una panchina, le sigarette erano già accese. Poco dopo vidi Lorenzo togliersi la giacca e consegnarmela.

«Non ne ho bisogno ora, tienila tu, stai tremando.»

«Oh, non ne ho bisogno. Ti ringrazio.»

«Insisto.»

«Allora se è così…»

«Vieni più vicino, Zeno.»

«In che senso?»

«Hai capito bene, vieni qui.»

«Oh, ok… Va bene qui?»

«Non ti mangio.»

«Ok, scusami.»

«Resta così. Non ti muovere.»

«Cosa…»

«Shh…»

Non avevamo bisogno di parole. Rimanemmo in quella posizione per molto tempo. Il freddo ci faceva compagnia, ma potevo sentire il caldo di Lorenzo. Io ero felice, sentivo il mio cuore battere all’impazzita. Non avevo mai provato un’emozione così forte, possibile che mi stesse capitando a me? Possibile che una persona eterosessuale è così convinto della propria sessualità, che non ha problemi a scaldare in quel modo un altro uomo?

Tutto ciò che desideravo era essere amato da lui, in quel modo, ogni giorno e tutto si stava realizzando, ma mi sentivo in balia del suo profumo, delle sue mani, dei suoi occhi, della sua gentilezza.

In quel momento presi una decisione: sarei scappato, fuggito da qualcosa di così bello, che non potevo meritarmi.

Ma sorprendentemente nel momento in cui decisi di compiere quel gesto, qualcosa ci fece avvicinare ancora di più.

Un weekend, mia sorella e mia mamma decisero di uscire insieme. Sarebbero partite il venerdì e tornate la domenica. Era una delle tante gite che facevano insieme. Mia sorella lo faceva per svagarsi un po’, ma anche per non perdere quella tradizione che mia madre aveva con mio padre. Avevamo poi deciso di alternarci, la gita successiva sarei dovuto andare io.

Io decisi di invitare Cecilia e Lorenzo a cena da me, volevo passare quella sera in compagnia delle persone a cui volevo più bene. Poi volevo recuperare anche un po’ di tempo con Ceci, perché frequentando due università diverse il tempo a nostra disposizione era sempre meno.

Lorenzo si presentò con una bottiglia di vino e anche Cecilia. La serata sarebbe stata abbastanza lunga. Decisi di preparare il risotto allo zafferano e al loro arrivo era già quasi pronto.

Avevo apparecchiato il tavolo in salotto, ma prima di iniziare li avevo fatti accomodare sul divano. Ero contento di avere due persone come loro nella mia vita, ormai facevano parte della mia famiglia.

Dissi a loro di attendere, nel frattempo avrei portato a termine la cottura del risotto. Poco dopo, mentre stavo aggiungendo il burro, sentii bussare sulla porta aperta della cucina.

«Ti disturbo?»

«No, ma perché non sei con Cecilia?»

«Oh, è andata in bagno.»

«Ah ok… Allora come stai?»

«Bene, grazie. Voglio darti una cosa.»

«Che cosa?»

«Tieni.»

Era un piccolo cofanetto.

«Perché?»

«Aprilo, dai»

La scatoletta in velluto era piccolina.

«Oh, ma non dovevi.»

«È solo un piccolo pensiero per ringraziarti.»

«E di cosa?»

«Per essere te.»

Aprii il cofanetto e rimasi sorpreso dal suo contenuto. Era un piccolo ciondolo a forma di libro.

«Appena l’ho visto ho pensato a te. Non solo perché ti piace leggere, ma anche perché per me ora sei un libro aperto.»

Non sapevo cosa dire, ma fortunatamente in quel momento Cecilia tornò dal bagno. Ebbi giusto il tempo per appoggiare il dono sopra il piano cottura.

«Oh, eccoti Ceci, il risotto è pronto! Lorenzo mi stava dando una mano a portare i piatti. Dai, andiamo di là.»

La serata trascorse velocemente, tra una chiacchierata e l’altra, anche se rimanemmo quasi tutto il tempo ad ascoltare le avventure universitarie di Cecilia.

Verso le undici, Ceci disse che doveva andare, il giorno dopo avrebbe fatto una gita in montagna con delle sue nuove amiche e quindi doveva svegliarsi presto.

La accompagnammo alla porta.

«Tu cosa vuoi fare?» chiese Cecilia a Lorenzo.

«Ti va di bere ancora un bicchiere di vino?» gli chiesi.

«Volentieri.»

E quando Cecilia chiuse la porta dietro sé, accadde in un attimo. Le mie labbra vennero bagnate da un bacio al gusto di vino rosso.

ree

Ero molto felice di sentirti dire quelle parole. Ormai ti avevo conquistato Zeno e avrei fatto di tutto per continuare ad amarti e per questo ti ringrazio. Ora che sono qui davanti a te, tutto a più senso. L’universo ha giocato le sue carte per farmi arrivare fino a qui, fino a te. Passare il tempo con te, Zeno, era tutto ciò che desideravo. Per me le cose stavano andando a gonfie vele. Era come se tuti i pezzi cominciassero a formare la figura del nostro amore.


Grazie universo per tutto il tempo che passo e che continuerò a passare con Zeno.


Nonostante tutto, cominciai a chiedermi perché non volevi parlare del tuo passato con me, Zeno.

Eravamo a cena quando ti chiesi di raccontarmi di come avevi scoperto di essere gay, della tua prima volta, insomma di qualcosa di più intimo. In risposta, continuavi a raccontarmi del tuo sogno di scrivere, ma non mi avevi mai fatto leggere qualcosa di tuo.

«Presto, molto presto potrai leggere qualcosa di mio. Non sono ancora pronto.»

«Ma cosa stai scrivendo?»

«Sto scrivendo la mia storia. Mi manca un pezzo. Come se mancasse qualcosa per renderla unica.»

«E perché dovresti scrivere la tua storia?»

«Perché sono stato troppo tempo in silenzio.»

«Ma non pensi che raccontare la tua storia sia qualcosa di troppo personale?»

«Certo, ma scrivere per me vuol dire vivere ed è per questo che deciso di iniziare a parlare di me. Vorrei essere sincero, almeno con me stesso. Se non racconto una storia vera, il lettore non può crederci, no?»

«Certo. Per questo ti auguro di riuscire a realizzare i tuoi sogni.»

«Più il tempo scorre, più penso di essere nato per questo. Sono sicuro che un giorno leggerai le mie pagine.»

«Sono proprio curioso.»

Questo alone di mistero mi incuriosiva, ma allo stesso tempo mi preoccupava.

«E quale pensi che sia il pezzo mancante?»

«Devo cercare un filo conduttore. Ci deve essere qualcosa. Vedi? Tutti gli uomini che ho incontrato mi hanno lasciato dentro un vuoto.»

«Ma quanti sono, Zeno?»

«Troppi. Ma non è questa la cosa più importante.»

«E cosa?»

«Alcuni hanno lasciato un niente più pesante di altri.»

«E io? Cosa ti sto lasciando?»

«Mi vuoi lasciare?»

«No, non è quello che voglio dire.»

«Lo so. Voglio dire… Non sei costretto a restare con me. Tu sei libero di andare quando vuoi. Ho paura. Non voglio che tu scopra il mio dolore. Non voglio che ti allontani da me.»

«Zeno, ormai non posso più allontanarmi da te.»

«Ci sono.»

«In che senso?»

«Ho scoperto il filo conduttore.»

«E quale sarebbe?»

Mi bastò il tuo silenzio per comprendere la tua risposta.

«Leo, ti va di venire a casa mia?»

Poco dopo essere arrivati a casa, i nostri corpi si strofinarono e si accesero come due fiammiferi.

«Rimani qui a dormire.»

«Va bene.»

Mi addormentai poco dopo.

Quando mi svegliai ti trovai a scrivere sull’isolotto. Il caffè era già caldo e la colazione era pronta.

«Penso manchi poco, Leo.»

«A cosa?»

«Alla fine.»

Post recenti

Mostra tutti

Commenti


©2020 di likedrev. Creato con Wix.com

bottom of page