top of page

14. Mani

  • Immagine del redattore: Mirko Trevisan
    Mirko Trevisan
  • 22 feb 2021
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 22 set 2024

Le mani, come le parole, possono essere violente.

Prima mi sfioravi, ora mi ferisci.


Tutto era quasi pronto. Dovevo solo riprendere la mia storia in mano e scriverla di nuovo. Anche se volevo prendermi un periodo di pausa prima di farlo.

Io e te, Leo, avevamo iniziato a vivere assieme, a casa tua. Mi ero portato prima lo spazzolino, poi qualche cambio di intimo e qualche vestito. Più il tempo passava, più volevo stare con te, finché non decisi di prendere tutte le mie cose e trasferirmi definitivamente.

Passavamo il tempo a leggere, a guardare film, a meditare insieme, a parlare delle nostre esistenze e a porci domande a cui non avremmo mai avuto una risposta.

Arrivati a questo punto, riponevo completamente la mia fiducia in te, Leo.

Ci amavamo e tutti dovevano saperlo.

Io avevo acquistato una nuova consapevolezza, il nostro viaggio, questo viaggio mi aveva permesso di rimettermi in gioco, di credere nel bene delle persone.

Il tempo passava, ma avevo sempre un presentimento: la storia si sarebbe ripetuta? Sarei riuscito ad uscire definitivamente da quel circolo composto da quegli uomini silenziosi?

Un amore come il tuo, io non lo proverò mai più.

Mi manchi.

Ho un vuoto dentro me, mentre cerco di concludere questa storia.

Ti verrò a trovare, promesso.

Ma non ora, non sono ancora pronto.

Da quel bacio, tutto cominciò ad andare a gonfie vele. Il tempo trascorse molto velocemente. Conclusi i miei studi universitari, mentre Lorenzo aveva iniziato a lavorare in una società di revisione.

Poco dopo, iniziai uno stage per un’agenzia del lavoro.

Avevamo iniziato a progettare tutto nel minimo dettaglio. Avremmo preso una casa in affitto a Milano, visto che Lorenzo lavorava vicino alla Stazione Centrale, mentre io vicino al quartiere Isola.

Tutto andò secondo i nostri piani, finché non iniziò un periodi di mancanze.

La perdita del padre di Lorenzo. Non sapevo quanto fossero legati fino al quel giorno. Certo, Lorenzo me ne parlava spesso, ma in fondo non li avevo mai visti insieme. Suo padre lavorava per una multinazionale ed era sempre in viaggio. Per questo quando restava a Milano per brevi periodi, preferivo non essere presente. Almeno Lorenzo poteva restare con lui, continuando a godersi quei momenti. Il giorno del suo funerale fu la prima volta che vidi Lorenzo piangere.

Dopo qualche mese dalla morte del padre, Lorenzo perse il lavoro. E anch’io.

Il mio stage durò sei mesi, poi mi fecero firmare un contratto per un altro anno, che però non rinnovarono, mentre la società di Lorenzo attuò delle politiche di ridimensionamento.

Il periodo buio non era ancora finito.

Avevamo i soldi solamente per pagare l’affitto di qualche mese. Io fui fortunato perché trovai subito dopo il lavoro, mentre Lorenzo sembrava spento. Apatia. È così che inizia. Aveva bisogno di tempo, così gli lasciai i suoi spazi, sperando di farlo sentire meglio, ma era come se non volesse reagire.

La depressione.

L’alcolismo.

Ormai stavo perdendo Lorenzo sempre più. Mi incolpava di ogni nostra, mia scelta. Le liti erano sempre più frequenti. Forse avevamo fatto il passo più lungo delle nostre gambe. E quello schiaffo mi fece morire.

Inaspettato.

Lorenzo, un uomo violento? Non ci volevo credere. Uno schiaffo, che poi diventò un pugno. Quanta rabbia trattenevi dentro, Lorenzo?

Cosa dovevo fare? Scappare era l’unica soluzione. Ma tu sei sempre stato più forte. Il labbro sanguinava, sporcando ovunque.

«Zeno, ti prego, perdonami, perdonami.»

No, non potevo farlo. Non dopo tutto quello che avevo fatto per lui.

Ormai la nostra storia era giunta al termine. Il nostro amore venne travolto da tutte queste cose che portarono Lorenzo a non voler più vivere.

Non bastarono la psicoterapia, gli psicofarmaci. No.

Eravamo autodistruttivi e io non riuscivo a compiere quel passo per lasciare Lorenzo.

Finché non arrivò quello schiaffo, appunto.

E dopo quello, ne arrivò un altro.

Non potevo reagire, non volevo, in fondo lo capivo. Tutta quella situazione era troppo pesante per entrambi.

E così fu che il mio corpo veniva toccato solo da mani violente. E a me non restò altro c he scappare.

Avevamo passato quattro anni indimenticabili, ma nei suoi occhi non avevo mai percepito quella violenza.

Quattro anni.

Ma come siamo arrivati fino a questo punto?

Non riesco a portare a termine questa storia, Leo. Non sono più sicuro se ne vale la pena.

Uomini silenziosi.

Perché anche Lorenzo?

Oh Leonardo, quanto mi è difficile ricordare. Avevo seppellito quei ricordi, pensavo che farli riemergere fosse la soluzione. Forse, ho ancora bisogno di aiuto per superare quel dolore. E ora non sei più con me, perché te ne sei andato?

Lorenzo mi ha amato di un amore violento.

E tu?

Noi non meritiamo la stessa fine.

Lo stesso silenzio.

Aiutami a capire che cosa è successo, perché io non riesco più ad entrare in contatto con l’universo. Siamo nati per questo?

Come se questo fosse il tuo compito, quello di aiutarmi e poi svanire.

E io voglio far sparire tutti questi uomini silenziosi dentro me.

Questo silenzio è più violento di quegli schiaffi.

Ovvio che non potevo sopportare quel dolore, come non sopporto tutto questo. Ma ormai sono arrivato fino a questo punto e devo concludere il racconto, per te, per me, per i miei uomini silenziosi, che questo silenzio si sciolga.

Una volta per tutte.

Leo.

È passato così tanto tempo da quando le mie labbra assaporarono il nostro ultimo bacio.

E mi sento ancora in quello stato confusionale.


ree

Lorenzo mi ha salvato, ma qual è stato il prezzo che ho dovuto pagare?

Io che avevo paura di affrontare i miei sentimenti, come a casa nostra che non capivo niente di quello che stavo provando e Lorenzo? In quel momento cosa provava? Mi ricordo ancora quando mi disse: “Io non sono come quelli che ti sei portato a letto finora”. Parole sante. Parole perché le ha dette con tutta la sincerità di questo mondo, sante perché in quel momento hanno salvato la mia persona, la mia dignità. Lorenzo mi ha salvato, mentre io? Io che cosa ho fatto per lui?

Era così che doveva andare? Non ci volevo credere.


Da quando scappai da quella casa, ho provato ad andare avanti. Ma lui era diventato il mio termine di paragone: “non posso dire di amare una persona, finché non trovo qualcuno che mi ami quanto Lorenzo abbia fatto” e ovviamente non c’è mai stato quel qualcuno e ovviamente, mi mancava Lorenzo, ma non la sua violenza.

Leo, tu mi hai dato la forza di continuare a scrivere.

«E allora scrivi.»

«Grazie, Leo. Non è così semplice.»

«Certo che lo è. Se vuoi credere nel tuo sogno, devi impegnarti. Nessuno ti regala nulla in questa vita. Mi raccomando, promettimi che scriverai sempre.»

«Sempre.»


Quello è stato uno dei nostri ultimi discorsi. Il nostro tempo è trascorso troppo in fretta. L’universo ti ha portato via da me troppo presto.

Che cosa devo fare? Che cosa posso fare senza te?

Il mio cuore si distrugge, si frantuma.

L’unica cosa che avrei voluto era un più di tempo, per farti capire chi sono, per permetterti di conoscermi veramente. E invece non è stato possibile.

L’universo ti ha voluto con sé.

L’unico rammarico è non poter leggere il tuo romanzo, Zeno.

Post recenti

Mostra tutti

Commenti


©2020 di likedrev. Creato con Wix.com

bottom of page