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I sogni di Martin Eden

  • Immagine del redattore: Mirko Trevisan
    Mirko Trevisan
  • 2 ago 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 15 feb 2021

I libri sono come le persone. Ogni lettura, come ogni incontro, non avviene per caso e questo grande classico ne è la prova.

Mi ricordo quando, durante la quarantena, ho iniziato a leggere "La verità sul caso Harry Quebert" . Nel momento in cui ho finito di leggere quel romanzo, qualcosa dentro me si è ri-accesso: dovevo dedicare quel tempo a qualcosa che mi avrebbe poi fatto compagnia durante il periodo di isolamento.

Quel qualcosa è sempre stato dentro me: scrivere.

In questo modo ho ricominciato a sentirmi di nuovo me stesso e dopo molto tempo, mi sono sentito vivo.

Finalmente ero riuscito a trovare qualcosa che mi potesse dare una ragione per la quale svegliarmi e iniziare a vivere.

Ora che ho completato la lettura del romanzo di formazione "Martin Eden" ne sono sempre più convinto: come ha scelto Martin, anch'io voglio dedicare il mio tempo libero a ciò che amo, anche se le nostre motivazioni sono molto diverse.

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Il protagonista, Martin Eden, decide di scrivere per colmare il divario culturale, sociale ed economico che esiste tra la sua amata Ruth e sé stesso:


"E fu allora che, circonfusa da un alone di fulgida gloria, giunse la grande idea. Avrebbe scritto. Sarebbe stato uno degli occhi con cui il mondo vede, una delle orecchie con cui ascolta, uno dei cuori con cui sente. Avrebbe scritto di tutto: poesia e prosa, romanzi e articoli, e anche drammi e commedie alla Shakespeare. Era questa la sua carriera, questa la sua strada che doveva battere per conquistare Ruth" (p. 95)


Quando Martin capisce che vuole dedicare la sua vita alla scrittura, inizia a vivere una vita di stenti, perché con ciò che scrive non riesce a garantirsi una vita dignitosa, perché nessuna rivista compra i suoi racconti. Nonostante tutto, Ruth continua ad amare Martin, un amore proibito e scandaloso:


"Lo sguardo di Ruth indugiò per un momento sul collo muscoloso, nerboruto, quasi taurino, abbronzato dal sole, che sprigionava forza e una saluta vigorosa. E non poté fare a meno di sentirsi attratta, ancora una volta, da quell'uomo che le sedeva davanti con aria dimessa, tutto rosso in viso." (pp. 18/19)


Sono stati veramente pochi i momenti in cui mi sono annoiato durante la lettura, per questo posso dire che è un romanzo in cui l'evoluzione del personaggio, la sua crescita avviene in maniera delicata, senza rendersene conto. Nemmeno lui sembra rendersi conto di ciò che sta diventando, o meglio di chi.

Martin si ritrova quasi completamente solo, finché non raggiunge l'apice del successo. La sua vita cambia completamente e riesce a vendere tutto ciò che aveva scritto. Diventa popolare e adesso tutti lo desiderano. Per ogni cosa, però, c'è sempre il rovescio della medaglia, come spiega egli stesso:


"Voi mi date da mangiare perché mi danno da mangiare tutti, e perché darmi da mangiare è un onore. Mi date da mangiare perché siete animali da branco; perché fate parte della folla: perché in questo momento, l'unico pensiero irrazionale e automatico, nella mente della folla, è quello di darmi da mangiare. E cosa c'entra Martin Eden e il lavoro che ha fatto Martin Eden in tutto questo?" (pp. 451/452)


Per concludere, Martin decide di tornare alle sue origini di marinaio. Abbandona tutto e tutti, perché sapeva che Martin Eden, il famoso scrittore, non era altro che un prodotto della società consumistica che si stava delineando in quel periodo e che gli dava di che vivere. Lui, però, sa di non essere l'uomo dipinto dagli articoli delle riviste e dei giornali e capisce di non essere il pasto di cui hanno bisogno.

Per questo motivo, si ammala di una malattia che non riguarda il corpo, ma la mente e decide allora di compiere un ultimo gesto disperato:


"Da qualche parte, lì in fondo, piombò nelle tenebre. questo soltanto sapeva. Era piombato nelle tenebre. E nel momento stesso in cui lo seppe, smise di sapere" (p. 486).

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