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8. Punti di vista

  • Immagine del redattore: Mirko Trevisan
    Mirko Trevisan
  • 11 gen 2021
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 28 feb 2021

Rivoluzione? Liberazione.


«Vedi, Leo, la mia vita non è stata semplice.»

«Perché dici così?»

«Perché a me nessuno ha mai regalato niente.»

«Che vorresti dire?»

«Dico che se sono arrivato fino a questo punto è per merito mio e di nessun altro, anche se a volte vorrei chiedere aiuto, ma quando sento di non farcela più, sai che cosa faccio?»

«No, cosa fai?»

«Metto in atto una rivoluzione. Quando ciò accade, però, non stravolgo solo la mia vita, ma anche quella degli altri. Capisci cosa intendo?»

«Certo, capisco. Forse siamo più simili di quanto tu creda.»

«Dici?»

«Beh, Zeno, se sono arrivato fino a questo punto, a stare qui con te, vorrà dire qualcosa, no?»

«E cosa?»

«Liberazione.»

Dopo quel messaggio, lasciai tutto al caso. Se fosse davvero questo ciò che l’Universo aveva in serbo per me, Leo, saresti arrivato comunque, in un modo o nell’altro.

Achille arrivò a casa mia a gennaio e l’Universo ha voluto che arrivasse proprio il giorno del mio ventottesimo compleanno.

Era un micio tutto macchiato e striato come la schiuma morbida di un cappuccino mattutino. Quei colori tenui, solo a vederli, mi davano un senso di pace e di tranquillità, così come i suoi occhietti celesti, anche se il temperamento di Achille era tutt’altro che pacifico e tranquillo. Aveva tutta l’energia e la curiosità di un cucciolotto di sette mesi.

Dopo qualche giorno dal suo arrivo, tornai al solito negozietto di animali e dovevo immaginare che ti avrei incontrato proprio lì, Leo.

Ormai tutto ciò che stava accadendo tra noi stava andando avanti da un qualche mese. L’unica cosa che non era ancora successa era l’assaggio reciproco delle nostre labbra.

Ovviamente, quell’idea non mi aveva mai interessato e dentro me ero convinto che una cosa del genere non poteva accadere.

Pensare a qualcuno, prendersene cura e fare tutte quelle cose che una relazione prevedevano… no, non potevo. L’unica cosa certa era che dovevo concentrarmi su me stesso, sul corso di scrittura che avevo appena iniziato, sul mio lavoro, sulla lettura.

Ma il giorno in cui ti vidi in quel negozio, capii che tutto ciò che stava accadendo tra noi fosse inevitabile, come un temporale estivo, che dura per poco tempo e tutto rinfresca.

E tu eri sempre più propenso a chiedermi di uscire per un secondo appuntamento e dentro me, sapevo che quel gioco di incontrarsi quando meno ce lo saremmo aspettati doveva finire.

«Liberazione è una parola che mi piace, Leo.»

«Vedrai che quando anche questa rivoluzione terminerà, avrai il tuo periodo di liberazione. Io lo sto vivendo ora, credo.»

«Fermati, non c’è bisogno di aggiungere altro.»

«Oh, sì, invece. Vorrei urlarti ciò che sto vivendo con te, ma forse è meglio che tu lo veda. »

«Che cosa vorresti fare?»

«Ti fidi di me?»

«No, come non mi fido di me stesso. Però riesco a vivere, o sbaglio?»

«Sì, giusto. Ma vedi, la fiducia è qualcosa che sento posso ricevere da te soltanto. È la prima volta che provo qualcosa di simile e sento anche che per una volta nella mia vita posso ricevere da qualcuno questa fiducia. Direi che abbiamo finito di mangiare. Forza, vieni con me.»

«Come faccio a fidarmi di te, se non so nemmeno che cosa ti passa per la testa in questo momento?»

«Non hai bisogno di saperlo. Voglio portarti in un posto.»

«Dammi solo un indizio.»

«Ti porterò in un luogo un po’ lontano da qui.»

In verità, non mi aspettavo di incontrarti in quel negozio, Zeno. Ero andato a prendere un pensiero per la cagnolina di Michael. Mi stavo affezionando a quell’animale, ormai, come mi stavo affezionando al mio collega, stavamo costruendo una bella amicizia.

Visto che dovevo passare da lui quel pomeriggio, Michael mi aveva chiesto di passare a prendere il cibo per Penelope, perché era rimasto senza e così avrei avuto anche modo per prenderle un giochino tutto nuovo per lei.

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Mi stavo dirigendo verso il reparto cani, quando riconobbi il tuo cappotto grigio.

Ci scambiammo un saluto e per prima cosa mi informasti che avevi deciso di accogliere Achille, spiegando il motivo per cui fossi in quel negozio. Ci comportammo per un momento come due sconosciuti, io rimasi immobile, non sapendo come comportarmi, finché mi salutasti, dirigendoti verso la cassa.

In quel momento, involontariamente allungai la mano e ti afferrai per il braccio, chiedendoti quando avremmo potuto rivederci. Ti bloccasti, potevo percepire la confusione sul tuo volto.

Con tutta sorpresa, la tua risposta fu affermativa, dicendomi che quella sera non avevi nulla in programma e che saremmo potuti andare a cena, solo se mi avrebbe fatto piacere. Ovviamente accettai il tuo invito e poco dopo te ne andasti lasciandomi in balia di altri dubbi, a che ora? Dove? Dubbi che chiarii più tardi, quando mi arrivò un tuo messaggio, poco dopo essere arrivato da Michael. Quella volta, ebbi pure il coraggio di condividere con lui quello che ci stava capitando. La mia voce fuoriusciva dalla mia bocca seguendo il ritmo del battito cardiaco, il quale scalpitava dall’emozione, ma anche dalla vergogna. Parlai così velocemente che il mio collega non capì nulla di quello che avevo appena detto. Feci un respiro profondo e ricominciai.

«Perché stiamo facendo tutta questa strada, Leo?»

«Vorrei portarti in questo posto per stupirti, Zeno. O meglio, mi hanno detto che se davvero volevo fare colpo su di te, avrei dovuto coglierti di sorpresa.»

«In che senso, Leo?»

«Lasciati andare, Zeno e non fare domande.»

«Ah… Scusami»

«Non c’è bisogno di scusarti, in fondo sono io ad averti rapito.»

«Manca molto?»

«Oh, no. Siamo quasi arrivati.»

«Meno male.»

«Non ti stai divertendo?»

«Odio non avere la situazione sotto controllo.»

«Immaginavo… non ti resta che fidarti di me.»

«Ancora con questa fiducia?»

«Conquistarti significa che tu possa fidarti ad occhi chiusi di me.»

«Bell’impresa.»

«Ho speranze?»

«Direi che non è così semplice.»

«E perché?»

«Perché è tempo che non mi fido di qualcuno»

«Come fai a vivere senza fiducia?»

«Rimanendo solo, in questo modo l'unica persona sulla quale si possa fare affidamento è sé stessi.»

«Triste, non trovi?»

«No, io direi saggio.»

«Punti di vista. Siamo arrivati, guarda.»

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