7. Domande
- Mirko Trevisan

- 5 gen 2021
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 28 feb 2021
Chi sono?
Cosa voglio per me?
Dove sto andando?
Queste domande continuavano a perseguitarmi. Non era bastato cambiare aria, lavoro, conoscenze, che poi non conoscevo nessuno, se non quel ragazzo. Il suo nome? O meglio, il tuo nome? Leonardo.
No, non era bastato.
Avevo iniziato a scrivere, perché era quello ciò che volevo fare davvero nella mia vita. Mi ricordo, da piccolo, quando mia sorella mi prendeva in giro perché tenevo un diario, ma fu grazie a quel piccolo strumento che scoprii la mia passione, poi abbandonata e ora ripresa.
Ben presto, mi resi conto di quanto fosse difficile scavare dentro le mie emozioni. Era come pretendere di raccogliere dell’acqua da un pozzo, utilizzando un secchio bucato. Sentivo di essere sempre più immerso nelle mie emozioni tanto da sprofondare, ma quando tornavo a galla, non rimaneva nulla. Scrivevo, ma non mi piaceva ciò che avevo appena partorito e allora ricominciavo.
Decisi di riprendere un’altra vecchia abitudine abbandonata: la meditazione. Con il lavoro che facevo prima, avevo perso quella pratica misteriosa. Non avevo seguito alcun tipo di corso, non mi ritenevo buddista o altro, era solo un modo per vivere il presente nel presente. Avevo letto alcuni libri che trattavano l’argomento e per fortuna ne avevo portati alcuni con me. Ricominciai, così, a leggere, anche perché sapevo che senza la lettura non avrei mai migliorato la mia scrittura. Tra scrivere, leggere e meditare mi mancava ancora qualcosa: un po’ di compagnia, ma decisi di pensare anche a questo e Achille, il mio gattino, entrò a far parte della mia vita. Fu proprio quando ero concentrato a scacciare i miei pensieri che decisi di accogliere un animaletto in casa e poco dopo andai al gattile a fare un giro di perlustrazione. Fu molto difficile sceglierne uno, in quel momento li avrei presi tutti con me. Lo staff dell’associazione che gestiva il gattile mi disse che dovevo prendere un appuntamento per iniziare a socializzare con la piccola creatura che avevo scelto. Mi chiesero il mio numero di telefono e di compilare qualche documento. Quando terminai, presi il telefono in mano e lessi un tuo messaggio, Leo:
“Quando ci rivediamo?”
Andavo in terza superiore quando conobbi il terzo uomo silenzioso. Io avevo quindici o sedici anni, mentre lui… beh lui era molto più grande di me. Lo conobbi al mercatino dell’usato vicino casa, era il commesso, un uomo dall’aspetto giovane, tanto da non dargli più di trent’anni. Comunque sia, è stata una storia molto intensa.
Ero andato in quel negozietto, perché mi piacevano i vestiti vintage e a volte riuscivo a trovare qualche abito carino. Stavo per comprare un golfino in compagnia di una mia amica, Cecilia, anche lei con la stessa mia passione. Mentre mi stavo dirigendo verso la cassa per pagare, vidi il cassiere per la prima volta, pensando che fosse stato assunto da poco, perché non l’avevo mai visto prima. Ci scambiammo uno sguardo veloce e notò con entusiasmo il mio golfino, ma rimanendo sulle sue.
Tornai in quel posto qualche altra volta e il commesso era sempre lì, dandomi l’impressione di essere felice di rivedermi. Un giorno mi disse che aveva messo da parte degli abiti che pensava avrebbero potuto piacermi e fu in quell’occasione che mi rivelò il suo nome, Giorgio. Poco dopo avermi mostrato i capi, prese coraggio e mi propose di uscire con lui. Rimasi incredulo, ma pensai che non ci doveva essere niente di male. Fu così che iniziò una frequentazione durata più di un anno, finché non scoprii il suo segreto.
“Presto, molto presto.”

Questa tua risposta, Zeno, mi spiazzò. Speravo in una risposta migliore, ad esempio, quando o dove e invece no. Tutto restò in mano all’universo e questo mi creò un senso di panico. Voglio dire: io non vedevo l’ora di vederti e già cominciavo a pianificare il nostro secondo appuntamento, ma questa tua risposta mi fece sollevare mille dubbi.
Davvero avevo delle possibilità con te?
E perché proprio tu?
Ringrazio l’universo per avermi fatto vivere un anno come quello che sta per concludersi.
No. Non voglio fare buoni propositi, tanto so che non li rispetterei, anche se potrebbero essere delle linee guida su come affrontare l’anno alle porte. Quello trascorso è stato un anno difficoltoso, ma che mi ha regalato cambiamenti inaspettati.
Ormai sono sempre più convinto che tutto questo l’ho deciso io, certo, con il tuo aiuto Universo, ma tutto ciò che è arrivato è perché sono stato io a chiedertelo e te ne sono davvero grato.
Ho deciso di scrivere questo diario, per ricordarmi di quanto sono fortunato. Ti avevo chiesto una promozione ed è arrivata. Ti avevo chiesto dei nuovi amici e sono arrivati. Ti avevo chiesto un po’ di amore e sta arrivando. Certo, non erano proprio così le richieste che ti avevo fatto, ma ciò che importa è che sono arrivate.
Mai, per esempio, avrei pensato che potessi essere attratto da un ragazzo. Zeno. Non ho mai avuto tempo per pensare all’amore e tutto ciò che sta accadendo sembra solo una favola.
È qualcosa di indescrivibile l’attrazione che provo nei suoi confronti, ma quei suoi occhi nocciola sono degli specchi in cui mi voglio riflettere sempre e per sempre.
Non ti dimentichi mai di nulla, Universo, tu non lasci nulla al caso. Ogni cosa che mi è successa in questo ultimo anno è per un motivo e quel motivo sono Io, o meglio la mia Anima che sta cominciando a vibrare alle tue frequenze planetarie.
Ormai riesco a capire quali sono i tuoi segnali e io ti voglio credere.
Avevo altri interessi, oltre a quello dei videogiochi, ma ciò che mi premeva di più era di andare bene a scuola. Quando non giocavo e non studiavo, prendevo un libro per estraniarmi dal mondo e non pensare ai miei doveri e problemi. Non avevo voglia di perdere tempo con i miei compagni di classe, sapevo di non essere come loro, persone superficiali, con tutto il futuro davanti, ma senza sogni o desideri. Dopo le superiori, iniziai economia all’università restando a Roma e dopo tre anni mi laureai con il massimo dei voti, vincendo le borse di studio necessarie per andare avanti. Non volevo fermarmi, perché dovevo pensare alla mia carriera e così feci domanda per iniziare a studiare a Milano, ottenendo un’altra borsa.
Quei due anni a Milano volarono, grazie anche ai miei compagni della residenza, un alloggio che l’università metteva a disposizione per gli studenti fuori sede. Avevo un compagno di stanza, dichiaratamente omosessuale e mi fece compagnia in quegli anni, ma senza che tra noi fosse mai accaduto qualcosa. Non era mai successo nulla con nessuno, in realtà e parlando con lui cominciai a preoccuparmi di questa cosa. Possibile che non provavo attrazione verso nessuno?
Con questa persona, Alex è il suo nome, riuscivo a parlare di tutto, ma dentro me non provavo nulla. Un volta tentai ad osservarlo mentre si spogliava prima di andare a dormire, ma niente, il suo corpo non mi piaceva.
Con noi, c’era una terza persona della residenza e che faceva il mio corso: Camilla. Passavamo molto tempo insieme, ci aiutavamo con i compiti, con la burocrazia, con i postumi dell’alcol che bevevamo per festeggiare i nostri successi, ma anche gli insuccessi. Eravamo una famiglia, sempre pronti ad appoggiarci, perché in fondo sapevamo che non potevamo contare su nessuno, se non in noi stessi.
Quando arrivò la fine dell’università, entrambi dichiararono i loro sentimenti nei miei confronti, anche se non ne rimasi sorpreso.
Continuammo a fare finta di nulla, come se non fosse successo niente. Forse proprio perché sapevo che avrei potuto averli entrambi non si accese nulla dentro me.
Per questo motivo non so cosa sia successo con te, Zeno, visto che mi è bastato vederti una sola volta per capire che avrei voluto passare con te il tempo necessario per farti innamorare di me.



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