4. Paradiso
- Mirko Trevisan

- 23 nov 2020
- Tempo di lettura: 5 min
Cos’è il Paradiso?
Un luogo in cui tutto ciò che mi è stato tenuto nascosto viene allo scoperto.
«Ti va di venire a casa mia?»
Non potevo, avevo fatto una promessa a me stesso: lo Zeno di un tempo non sarebbe più esistito. Ma tu, Leo, non potevi ancora saperlo, come non eri a conoscenza di tutti gli uomini a cui ho offerto il mio corpo, come in un atto sacrificale, in cui non si capisce chi sia la vittima o chi sia il carnefice.
Ed è forse questo il paradiso? Un luogo in cui tu non conosci il mio passato, o forse era proprio il mio passato ad eccitarti? Me lo sono sempre chiesto. Anche questa è una cosa che non ci siamo mai detti. Volevo scoprire tutto di te, mi sentivo pronto, ma c’era sempre quel maledetto filo spinato intorno al mio cuore, che non mi permetteva di respirare. E quando mi aprivo, sentivo il dolore che mi infliggevano quegli aghi di ferro, ormai arrugginiti, ma ancora taglienti. E potevo sentire l’infezione che circolava in corpo, che marciva la mia anima, che mi impediva di sentirmi vivo, che affliggeva ogni mio organo, che non riuscivo più a provare un minimo d’amore. Leonardo, tutto questo ti ha travolto come una tempesta ultraterrena e te nei sei andato. E’ comprensibile, ma io spero che tu ora riesca a capire perché quella sera del nostro primo incontro non potevo venire a casa tua. Io spero che tu capisca quanto mi hanno fatto soffrire i miei uomini silenziosi.
Silenzio: assenza di rumori.
Se sei arrivato a leggere fino a questo punto, ti faccio i miei complimenti, Leo. Queste lettere che ti scrivo, o meglio questo diario, spero servano a colmare quel silenzio che mi hai lasciato da quando sei partito. Forse riuscirò a fartelo recapitare un giorno e capisco se non vorrai più proseguire nella lettura, perché so che quello che sto scrivendo possa essere davvero troppo. So che è difficile sopportare ogni mia singola parola e sento ancora i rumori dei binari di quel treno che ti ha portato lontano da me.
Silenzio: assenza di suoni.
Mi manchi, mi mancano il suono delle notifiche del tuo telefono, il suono della tua risata, il suono della televisione prima di andare a dormire, mentre io cercavo di leggere e tanti altri suoni che mi ricordano di te, come una sveglia che ogni giorno suona per ricordarmi di aprire ancora una volta gli occhi.
Silenzio: assenza di voci.
Mi manca la tua voce, ancora viva dentro la mia testa, quando delicatamente sussurravi di amarmi, quando anche tu usurpavi il mio corpo, perché se veramente mi avessi amato, Leo, non lo avresti abbandonato.
Silenzio: condizione che si verifica in un ambiente.
E’ con questa condizione che voglio iniziare a raccontarti veramente chi sono, per infrangere quel silenzio che permea nella casa in cui ho deciso di abitare, ora ancora più vuota.
Silenzio: caratterizza una determinata situazione.
Come quella volta in cui io ti dissi ti amo, ma tu non mi potevi sentire, perché stavi dormendo e quel “Ti amo” urlava amore, urlava desiderio, passione, contentezza, vibrava la mia anima, echeggiava nel silenzio incombente della tua camera da letto.
Dov’ero rimasto, Leo? Ah sì, avevo appena trovato quella Moleskine nella credenza della mia piccola cucina.
Avevo appena iniziato a scrivere e feci ricorso a tutte le mie energie, a tutto il mio tempo, ma anche a tutto il mio dolore, per affrontare il mio passato. Non misi molto tempo a capire da dove iniziare, o meglio da chi. La risposta fu semplice: mio padre, il primo uomo silenzioso della mia vita e così iniziai a scrivere.
Francesco, questo era il suo nome. Sì, hai letto bene, era. Non ti ho mai raccontato di come l’universo ha rapito la sua anima, Leo? Vuoi la verità? Nemmeno io lo so bene. Forse neanche mia sorella e mia madre hanno capito o forse è la nostra mente che cerca di proteggerci da quel dolore che ancora alimenta le nostre vene, quando pensiamo a lui.
Francesco se n’è andato quando ero molto piccolo, per questo Ilaria è diventata la mia seconda madre. Tra la sua e la mia nascita sono trascorsi undici anni, perché io sono sempre stato il figlio che non era voluto. I dottori avevano detto a mia madre che dopo la nascita di mia sorella, una seconda gravidanza sarebbe stata quasi impossibile. Ecco che quel quasi sono io, Leo. Arrivai magicamente, mentre mio padre decise di ritirarsi da questo mondo, chiudendo una volta e per sempre il sipario della sua vita.
Nessuno ha mai capito fino in fondo le ragioni di quel gesto estremo, apparentemente stava bene e non si confidava con nessuno, diceva di non sentirne il bisogno.
Ma il giorno seguente alla mia nascita, dopo avermi visto in fasce, Francesco disse che voleva tornare a casa con Ilaria, la quale, invece, venne accompagnata dai miei nonni, i genitori di mio padre. Dopo averla lasciata al sicuro, prese la macchina e non fece più ritorno. Tutto ciò che sappiamo è che la sua auto finì dentro al fiume che scorreva non molto lontano da casa nostra, mentre il corpo di mio padre non venne mai ritrovato.
Capisci quale sciagura mi porto addosso?
Francesco ha abbonato me, mia sorella e soprattutto mia madre, senza lasciarci una minima spiegazione, lasciando dietro sé nient’altro che silenzio.
«Non così in fretta, bel giovanotto.»

Non so cosa mi fosse preso, in fondo non avevo mai fatto una cosa del genere, ma il tuo sguardo mi eccitava. Era uno sguardo di una persona che poteva percepire il dolore degli altri, che scrutava il mio essere, come se fosse in grado di vedere la mia anima.
Che stupido sono stato, ma per fortuna declinasti il mio invito, molto probabilmente sarei stato un disastro, ubriaco com'ero, non ti avrei soddisfatto più di quanto in realtà meriteresti.
Grazie universo per tutte le seconde occasioni che ho avuto, sono quelle che mi hanno cambiato la vita.
Dopo il giorno in cui scrissi grazie su quel diario, feci fatica a riprenderlo in mano. L’avevo lasciato sul comodino vicino al mio letto, per ricordarmi di utilizzarlo, ma era come se qualcosa mi bloccasse.
Stavo svolgendo il mio lavoro egregiamente, i miei colleghi e superiori erano estremamente soddisfatti, ma sentivo un vuoto che aveva cominciato a riempirmi, da quando arrivai qui in Friuli.
Quel vuoto dovevo colmarlo e decisi di utilizzare proprio quella Moleskine.
Tornai a casa, dopo una giornata frenetica. Misi un pentolino sul fuoco con dell’acqua, volevo farla scaldare per bere una tisana calda e nell’attesa cominciai a pensare a cosa scrivere. Ripensai a quel giorno al lavoro, quando mi resi conto che mi mancava l’aria e cercai di ripensare al primo dei miei attacchi di stop.
Avevo quindici anni, quando Anna, mia madre, mi rivelò che l’uomo che mi aveva cresciuto non era mio padre. Mi disse che venni adottato, nel momento in cui quello che credevo fosse mio padre decise di divorziare da mia madre. Forse me lo disse, perché sperava che io decidessi di rimanere con lei, ma ottenne il risultato opposto. Ero così arrabbiato per avermi tenuto nascosta una cosa del genere, che decisi comunque di continuare a vivere con colui che, nonostante tutto, mi ha amato come se fossi suo figlio.
Fu proprio in quel momento che capii quanto fossi stato fortunato ad aver trovato una persona che mi amasse come un padre e dunque ringraziai l’universo per avermi donato questa seconda possibilità.
Patrizio, infatti, è un uomo adorabile, che mi ha permesso di fare tutto ciò che volevo, insegnandomi al contempo il rispetto, l’importanza della famiglia, dell’ascolto. Ma quando mia madre mi rivelò il suo segreto, sommato alla separazione, la mia mente andò in tilt ed io iniziai a soffrire di attacchi di panico. Per superare quel periodo, Patrizio mi consigliò di andare dallo psicologo, mentre mia mamma Anna era del tutto contraria, nonostante continuasse a sostenere quanto mi volesse bene. Questa comunicazione disconfermante minava il mio pensiero, finché non accettai il consiglio di mio padre. Fu grazie a quell’aiuto psicologico che riuscì a continuare a vivere serenamente e a gestire quegli attimi di panico e di abbandono.
Grazie Patrizio, per tutto quello che hai fatto per me.
Ma ringrazio anche te, Anna, perché nonostante tutto, mi hai dato la possibilità di vivere una vita migliore.



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