1984: nella Torre del Partito
- Mirko Trevisan

- 12 ott 2020
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 15 feb 2021
Negli ultimi anni mi sono imbattuto in qualche romanzo distopico, in cui si rileva la visione da incubo di una società, la quale è l’esatto contrario di un’utopia, ovvero un mondo ideale e perfetto.
Un esempio è "Il Racconto dell’Ancella" di Margaret Atwood (1985), in cui viene descritto un mondo retto da un regime militare, dove le donne vengono private dei loro diritti e sono apprezzate soltanto per la loro capacità riproduttiva.

Uno dei romanzi più famosi di questo genere è sicuramente "1984" di George Orwell, pubblicato nel 1949. Questo libro è ispirato dalle spettrali inquietudini che le due guerre hanno evocato.
1984 descrive una società totalitaria che manipola il pensiero dei cittadini attraverso la propaganda, distorcendo la verità che trasforma in bugie, come ad esempio credere che la Terra sia piatta e che sia al centro dell’universo (?), pur di mantenere il potere politico.
Per questo motivo, al romanzo ho deciso di attribuire due lame: la Torre e l’Appeso.
La prima carta può rappresentare un luogo di prigionia, dal quale bisogna scappare, perché non ci si sente più al sicuro. È la stessa situazione che sta accadendo al protagonista di questo romanzo, Winston Smith, il quale vive sotto il regime del Partito e del Grande Fratello.
“Chi controlla il passato” diceva lo slogan del Partito “Controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”. E però il passato, sebbene fosse per una sua stessa natura modificabile, non era mai stato modificato.
Uno degli strumenti che viene utilizzato per controllare le masse (i Prolet, nel romanzo), oltre ai teleschermi, è l’utilizzo della Neolingua. Essa viene utilizzata dal Ministero della Verità, dove lavora Winston stesso, per stabilire la verità tra passato e presente.
L’altra carta che ho scelto è l’Appeso.
Essa, in questo caso, rappresenta la ribellione dell’uomo comune. Winston si sente appeso e oppresso dalle regole ferree del Grande Fratello ed è per questo che decide di capire, non solo il come, ma anche il perché di tutto.
Inizia a scrivere un diario, commettendo un reato: il Partito, infatti, proibiva l’espressione delle proprie emozioni, in qualsiasi forma. È proprio in questo modo, però, che inizia la sua ribellione, la quale dura per tutto il romanzo.
Ma alla fine, chi vincerà?
Il Grande Fratello o Winston?
Per concludere, ricordatevi una cosa:
2+2=5



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