12. Corpo
- Mirko Trevisan

- 15 feb 2021
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 19 feb 2021
Ho vestito, buttato e perso il mio corpo.
Ora che l’ho ritrovato, mi sento di nuovo me stesso.
Questa è la storia del mio corpo e del suo silenzio, Leo.
L’ho considerato come fosse di un’altra persona, come se non fosse mio, come se non fosse mia quella vita, ma di qualcun altro. E il mio corpo è sempre stato in silenzio.
Abbiamo dovuto seguire un percorso insieme e ora che lo vedo, in ogni suo, mio, nostro, gesto non voglio perderlo.
Finché non fossi guarito, avevo deciso che non l’avrei condiviso con qualcuno che non se lo meritasse.
Faccio ancora un po’ di fatica ad andare d’accordo, ma sento che le cose vanno meglio.
Sto riconquistando fiducia in lui e in me stesso, tutto questo è anche per merito tuo, Leo. Grazie.
Innumerevoli uomini silenziosi. Ecco cosa accadde dopo Giorgio. Un circolo vizioso era lì in attesa e io ci cascai.
Erano gli anni in cui cominciarono a svilupparsi le app di incontri e spinto dalla voglia di conoscere qualcuno come me, effettuai la registrazione.
Non mi sono mai considerato un adone ma devo dire che ho riscontrato un certo successo ed ecco che entriamo nel vivo del mio dolore.
Quando la mia storia con Giorgio terminò, ciò che sentivo era una mancanza incontrollabile, come se fossi alla ricerca continua dell’amore, anche se non avevo idea di cosa fosse veramente.
Con il tempo cominciai a pensare che tutto ciò che desideravano gli altri era semplicemente il mio corpo.
Quello che volevo non lo sapevo nemmeno io, come sempre.
Non ero io a decidere, erano gli altri. Tutto ciò che facevo era semplicemente fidarmi.
Come quella volta che sono andato a Famagosta da uno sconosciuto. O quella volta in discoteca, o al cinema.
Anche quella volta in cui andai in Svizzera, poco dopo aver preso la patente.
Più le persone sfruttavano il mio corpo, più scoprivo nuovi e sempre diversi piaceri.
Non giudicarmi.
Ho impiegato molto tempo a riconquistare il suo rispetto.
Lo usavo per donare piacere a quegli uomini silenziosi. Sapevo perfettamente fare quei piccoli movimenti che mi avrebbero assicurato non solo la loro attenzione.
Ecco.
Mi spogliavo, era un modo per nascondermi.
Non solo piacere per me, era un modo per piacere agli altri.
Ma ovviamente dopo che avevano ottenuto ciò che volevano, smettevano di considerarmi.
Io non concedevo loro di entrare nel mio cuore. Nessuno aveva il mio permesso e con il tempo iniziai a cambiare.
Cominciai a pensare che nessuno mi meritasse, ogni incontro era sempre uguale all’altro e finalmente capii che quello che stavo facendo al mio corpo potesse essere solo un modo per trarre piacere per me stesso. Finii così a pensare che in verità ero io ad avere il controllo della situazione, ero io a permettere a quegli uomini di usurpare quel corpo senza valore ormai. Potevano fare di me ciò che volevano, a me non importava, finché non ne pagai tutte le conseguenze.
Facendo così mi sono costruito quella barriera che solo una persona, dopo Giorgio e prima di te, ha avuto il coraggio di arrampicare e lentamente distruggere.
Potrei fare una lista molto lunga e dettagliata di “come quella volta…” ma ormai stiamo arrivando alla fine della mia storia, alla fine o forse un nuovo inizio del silenzio.
Ora ti voglio presentare Lorenzo, quella persona per la quale avevo demolito il mio cuore e costruito il mio futuro.
Lorenzo è poco più grande di me, di due anni. Occhi scuri, capelli bruni e poco più basso di me, in poche parole fin dal momento in cui l’avevo conosciuto pensavo che non fosse il mio tipo.
Sembrerà assurda questa storia, ma mi sono promesso che voglio raccontarla tutta, nel minimo dettaglio.
Ero in quinta superiore, i professori ci stavano tartassando con la storia della maturità, tanta ansia, ma direi che il terrorismo psicologico, almeno per me, aveva funzionato.
Quell’anno avevo deciso che mi sarei dovuto impegnare, per redimermi da quello precedente.
Avevo iniziato ad uscire con i miei compagni di classe anche durante il weekend, soprattutto il sabato, ormai avevamo quasi tutti la patente.
Ero in un piccolo pub del mio paese quando conobbi Lorenzo e i suoi amici. Cecilia aveva un’amica, che aveva un amico, che aveva altri amici e avevano organizzato un’uscita tutti insieme.
All’inizio si era venuta a creare la solita situazione imbarazzante. Il gruppo composto da alcuni dei miei compagni non riusciva ad amalgamarsi con quei sconosciuti. Io mi ritrovai per caso in mezzo e al mio fianco si era seduto un ragazzo. Dopo le presentazioni, avevamo ricominciato a parlare con i corrispettivi amici, come se ci fosse un muro tra di noi, ma poi ordinai il secondo gin tonic e tutto diventò più fumoso.
Anche Lorenzo ordinò il secondo drink. Mi guardò per un breve istante.
«Un gin tonic, con il G’Vine» ordinai.
«Anch’io» fu amore a prima vista, pensai. Era una delle poche persone che conosceva quel gin, uno dei miei preferiti.
Cominciammo a parlare delle piccole cose, ma non pensavo che in quel momento le nostre anime si riconobbero.
Uscii a fumare una sigaretta.
«Aspetta, esco con te.» quella richiesta mi sorprese.
C’era una panchina di legno posta fuori dal locale. Era l’unico punto in cui ci si poteva sedere e fortunatamente non era occupata.
Non ricordo bene cosa ci dicemmo quel giorno, so solo che parlammo molto e che Lorenzo diceva un sacco di cazzate con il gusto di farmi ridere. Ero convinto che non ci fosse malizia dietro a quelle battute, non c’erano secondi fini.
Ovviamente aveva già capito il mio orientamento sessuale ed io il suo: Lorenzo ovviamente non poteva che essere eterosessuale.
E sempre ovviamente, ero convinto di poter riuscire a cambiarlo.

Era poco prima di iniziare a lavorare per la mia azienda e avevo bisogno di denaro.
Il mio corpo è sempre stato il mio tempio e lo so che è uno dei più comuni modi di dire, ma per me era davvero così.
L’unico vizio che mi permettevo era qualche bicchiere di vino quando uscivo a cena, ma non ho mai esagerato, non ho mai fumato una sigaretta o altro, finché non ti ho conosciuto.
Mi chiedo come fosse possibile che io mi stessi innamorando di te, Zeno. Sotto questo punto di vista, penso che siamo diametralmente opposti. Ma continuando per modi di dire: gli opposti si attraggono.
Ti ringrazio universo per il mio corpo, sarà come un tempio.
No, non potevo credere di aver fatto l’amore con te.
Era una sensazione magnifica.
La mia prima volta.
Con un uomo.
L’unica cosa certa era che ti volevo ancora e ancora.
Com’era andata? Tutto ciò che desideravo era di soddisfarti e io spero di averlo fatto.
«Zeno, sai che per me è la prima volta?»
«Immaginavo…»
«Ma come…?»
«Diciamo che sotto questo punto di vista ho un po’ più di esperienza di te. Non ti preoccupare. Fidati di me.»
Quello che accadde quella notte cominciò a ripetersi, ma ogni volta sotto una forma diversa. Passò un paio di mesi, ormai eravamo sempre più affiatati ed io avevo sempre più gola di te, Zeno. Ero sempre più convinto di ciò che provavo per te.
Per la prima volta nella mia vita, cominciai ad avere paura di perdere qualcosa di prezioso, di speciale, di importante, insomma avevo paura di perderti.
Quel tuo modo di fare, nessuno l’aveva. Ragionavi come nessun altro, come se non ti importasse di fingere di essere una persona diversa.
«Era da un sacco di tempo che desideravo farlo, Zeno.»
«Finalmente.»
«Ah, sei tu che dici finalmente? Io l’ avrei fatto fin dal primo momento in cui ti ho conosciuto.»
«Finalmente posso fidarmi di te.»
Non mi importava quante persone avessero violato il tuo corpo, ciò che era importante è che in quei momenti tu eri mio e di nessun altro. Volevo renderti felice. Vederti sorridere, faceva sorridere anche me.
Mi avevi accennato a quelli che definivi “Uomini Silenziosi”, anche se non avevo capito bene il motivo per cui avessi scelto proprio quell’aggettivo. Mi dicesti che un giorno avrei avuto tutte le risposte.
«Mi rende contento sentirtelo dire.»
«È per merito tuo, Leo. Fino a poco tempo fa, non credevo che tutto questo fosse possibile.»
«Per te ci sarò sempre, oramai sento di non poter vivere senza te.»
«Non dire così.»
«Oh… ma c’è di più…»
«Cosa, Leo?»
Una delle cose che mi piace di te era la tua mente, soprattutto la tua capacità di sospendere il giudizio e di mettere tutto in discussione. Mi ero creato un sacco di credenze, che erano già in crisi e tu non facevi altro che ricostruire e ridefinire il tutto, mettendole sotto una nuova prospettiva. Adoro come ti accorgi dei minimi dettagli, come quando cambio profumo o metto una camicia nuova. Sei sempre stato attento a tutto ciò che ti circonda. È una capacità che non tutti hanno.
Percepivi i miei sbalzi di umore, ma tu non mi facevi pesare nulla, sei sempre stato disponibile ad ascoltarmi.
Come quella volta che mi regalasti degli strumenti per la cucina, visto che la mia ne era praticamente sprovvista.
Tutto il tuo mondo, i tuoi libri, i tuoi film, ogni tuo gusto personale era perfettamente incastrato. Ad ogni cosa che ti accadeva sapevi darmi una risposta, ma non per quei uomini silenziosi.
Era difficile parlarne ed io non volevo invadere la tua privacy. Sapevo benissimo che con il tempo mi avresti detto tutto, Zeno, ecco perché quel giorno mi uscì quella frasi senza nemmeno pensarci.
«Ti amo.»



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