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Non tutti i mali vengono per nuocere.

  • Immagine del redattore: Mirko Trevisan
    Mirko Trevisan
  • 19 ott 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 15 feb 2021

Per un momento mi sono sentito invincibile. Avevo percorso più di sessanta chilometri a piedi, senza l'aiuto di nessuno, contando solo sulle mie gambe.

Non mi sentivo stanco, forse sarà anche stata la gioia di vedere il mare di Otranto. Oh mare, quanto mi sei mancato!

Il giorno successivo avevo già programmato una giornata di pausa e sarei rimasto fino al sabato mattina in compagnia di alcuni amici.

Otranto è davvero una bellissima cittadina, è proprio come dice il detto "Lu Salento: lu sule, lu mare, lu ientu".


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Dopo essermi goduto il mare, il cibo e la compagnia di Otranto, arrivò il giorno della mia partenza. Mi sentivo ricaricato. Quel giorno la mia prima tappa sarebbe stata la Cava di Bauxite. Essa è una piccola miniera dismessa in cui l'acqua di una falda, incontrata durante gli scavi, ha determinato la formazione di quel piccolo laghetto.

Dopo aver visitato questo luogo magico, scesi alla Cala Casotto, un piccolo punto balneabile, dove il mare è magnifico e infinito.


Decisi di seguire un percorso diverso, camminando sulla rocce della costa, sotto la Litoranea. Il mare era calmo e più camminavo più mi sentivo in pace con me stesso. All'inizio è stato molto difficoltoso, il terreno era sparpagliato di rocce affilate e la paura stava cominciando a prendere il sopravvento. Alla fine ero comunque solo. Mi sedetti sopra ad una roccia e cominciai a meditare, ringraziando l'universo.

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Quando arrivai sulla Litoranea continuai il percorso seguendo le frecce gialle della Via Francigena. Stavo guardando il panorama meraviglioso, quando accadde. Fu un momento di distrazione, non avevo visto un piccolo fosso. Ci misi il piede e poco dopo sentii un lieve crock alla caviglia sinistra. Dentro di me capii subito: avevo finito il mio cammino.

Fortunatamente la storta non era molto grave, così riuscii ad arrivare a Uggiano La Chiesa.

Tolsi la scarpa, la caviglia non era gonfia. Mangiai al volo e ripresi il cammino, mi mancavano ancora dieci chilometri.

Durante quel meraviglioso tragitto, continuavo a sentire nuove energie e oramai ero abituato a quella dolce vastità, da godersela in solitudine.


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Arrivai a Vignacastrisi e la prima preoccupazione fu il mio piede. Stavo pensando di andare a Castro, al mare, ma non potevo e non volevo sforzare la caviglia, più di così.

Decisi di riposarmi e di mettere del ghiaccio. Passai quel pomeriggio in compagnia di Lucifer e del gonfiore che si stava andando a formare.

La sera chiamai un mio amico e gli chiesi un aiuto: non potevo continuare a camminare.

E così si concluse il cammino, ma non la vacanza.

Castro, Tricase, Leuca.

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In un modo o nell'altro riuscii ad arrivare nel luogo in cui i due

mari si incontrano e si uniscono, come la mia anima e il mio corpo. Finalmente una cosa sola, finalmente io.


Tutto ciò che posso dire ora è solo un semplice grazie Salento, alla prossima!





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