Are you coming to the tree?
- Mirko Trevisan

- 11 mar
- Tempo di lettura: 2 min
Oggi il bosco fa il rumore della quiete. Gli uccelli cantano. Il picchio picchia sull’albero. Il ruscello scorre. Il vento muove le foglie. Il suono dei miei passi accompagna i miei movimenti.
Un campanile in lontananza mi fa venire voglia di bere un bicchiere di vino. Dei cani abbaiano. Un aereo attraversa il cielo. Prima ho sentito il verso di un falchetto.
Dentro la mia testa, invece, parte The Hanging Tree. Fa il rumore dei miei pensieri che vorrei smettessero di far rumore. Parlo ad alta voce per non sentirli, tutto inutile.
C’è il buongiorno dei passanti. Una lingua che credo sia sloveno. Tanti rumori. Alcuni più forti di altri. Sono vivi, ciclici.
Non c’è mai silenzio, eppure c’è pace.
Forse anche dentro di me non c’è silenzio. C’è rumore. Ma sto imparando a non scappare.
Sto lasciando andare. Non tutto. Alcuni schemi mentali che ora sento tossici. Se prima ero sempre disponibile, ora non voglio più esserlo. Non voglio più concedere il mio corpo per piacere agli altri, per sperare che qualcuno si innamori e poi magari cambi idea.
Era una falsa speranza. Una bugia che mi raccontavo per giustificare il comportamento degli altri. E il mio.
Ora non è più necessario dire sempre sì. Contro un fiume in piena, sto costruendo argini. Sto delimitando confini, spazi, necessità.

Non sono solo.
Sono solo io.
A volte mi basta, a volte no.
Vedo gli altri costruire futuri possibili, immaginati. Forse non è il mio momento. O forse sì, ma in una forma diversa.
Mi sono raccontato di avere il controllo delle situazioni. Ma dentro, nel mio corpo e nella mia mente, il controllo non c’era. C’era l’attesa. La speranza di una speranza che non si sarebbe mai realizzata.
Non voglio più essere una vittima sacrificale.
Non solo nel sesso, ma in ogni ambito della mia vita. Non voglio più sentire che devo annullarmi perché le altre persone sono più importanti di me.
Sto facendo il possibile con le risorse che ho in questo momento. Questo deve bastare.
Ringrazio il mio corpo, la mia mente, le mie energie. Mi hanno sempre dimostrato che devo restare.
L’energia del fare mi ha messo a dura prova negli ultimi mesi. Ora sento il bisogno di progettare, di pianificare, di lasciare che l’energia diventi più creativa. Vorrei che si trasformasse in innamoramento per quello che faccio.
Vorrei fermarmi quando sono stanco. Non giudicarmi. Rigenerare. Generare qualcosa di nuovo.
Smettere di vivere in allerta, come se dovesse sempre succedere qualcosa di brutto.
E' così che i miei pensieri continuano a far rumore.
Io faccio rumore.
Ma il bosco... fa rumore solo se ti fermi ad ascoltarlo.
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